Avv. Matteo Francavilla - Diritto Processuale Penale - Violazione art. 408 c.p.p.

SULLA VIOLAZIONE DELL'ART. 408 C.P.P. IN MERITO ALLA NOTIFICA AL QUERELANTE DELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
E' noto come l'art. 408, secondo comma, del c.p.p. faccia obbligo  al pubblico ministero di notificare  un  avviso  della  richiesta  di  archiviazione  alla  persona  offesa  che,  nella notizia del reato o  successivamente alla sua presentazione, abbia  dichiarato  di  volere  essere informata circa l'eventuale archiviazione.
Nel  termine di dieci giorni dalla notifica dell'avviso, giusto il  terzo comma dello stesso articolo, la persona offesa ha  facoltà'  di  prendere visione degli atti e di presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari. Giusto  l'art.  126 delle disposizioni di attuazione approvate col  d.lgs. 28 luglio 1989, n. 271, il pubblico  ministero  trasmette  gli atti   al   giudice   per   le  indagini  preliminari  solo  dopo  la  presentazione dell'opposizione della persona offesa  ovvero  dopo  la  scadenza del termine di dieci giorni per proporre opposizione.
Ove  l'opposizione sia stata proposta, e non sia inammissibile, il  giudice  per  le  indagini  preliminari  non   può   più   disporre  l'archiviazione "de plano" con decreto sia pure motivato, ma deve, ai  sensi  dell'art. 410, che richiama il secondo, terzo, quarto e quinto comma dell'art. 409 del c.p.p., fissare l'udienza di comparizione  in  camera  di  consiglio  e  darne comunicazione al procuratore generale  presso la Corte di appello che può avocare a  sé  le  indagini,  ai  sensi dell'art. 412, secondo comma. 
Il  procedimento  prosegue nelle forme dell'art. 127 e si conclude  con ordinanza.
E' di tutta evidenza che la mancata notifica alla  persona  offesa  che   ne   abbia   fatto   richiesta   dell'avviso  di  richiesta  di  archiviazione da parte del  pubblico  ministero  si  risolve  in  una  violazione  del  diritto di difesa della persona offesa medesima, cui  rimane  preclusa  in  tal  modo  la  possibilità  di   chiedere   la  prosecuzione  delle indagini, indicando l'oggetto dell'investigazione  suppletiva e i relativi elementi di prova, giusto l'art.  410,  primo  comma.
 Tale  violazione integra un'ipotesi di nullità di ordine generale  ex art. 178, primo comma, lett. c), trattandosi di un  atto  compiuto  senza  l'osservanza  delle  disposizioni  concernenti  "l'intervento,  l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e  delle  altre  parti  private",  tra  le  quali,  ai  fini  che ci occupano, deve ritenersi  compresa la persona offesa dal reato.

Secondo una pacifica linea interpretativa della Suprema Corte di Cassazione, l’omesso avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa che ne abbia fatto espressa richiesta determina la violazione del contraddittorio, con la conseguente nullita’ del decreto di archiviazione ai sensi dell’articolo 127 c.p.p., comma 5 (Cass. Pen. Sez. 6 , n. 24273 del 19/03/2013, dep. 04/06/2013, Rv. 255108; Sez. 4 , n. 47025 del 26/09/2014, dep. 13/11/2014, Rv. 260950; Sez. 3 , n. 11543 del 27/11/2012, dep. 12/03/2013, Rv. 254743).

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Avv. Matteo Francavilla - Diritto Penale - Infedele patrocinio e vizi del consenso

Infedele patrocinio del difensore e vizio del consenso dell’imputato
L’imputato ****, odierno appellante, invoca “rimessione in termini” per i seguenti motivi.
Come già ampliamente detto il sig. **** è vittima di patrocinio infedele da parte del suo difensore, in primo grado, Avv. **** del Foro di ****.
Detta infedeltà è consistita principalmente nelle seguenti omissioni volontarie:
-        Aver omesso di valutare e ponderare le prove a favore, nonché i testi indicati dall’imputato;
-  Aver omesso di spiegare efficacemente all’imputato il significato di “Rito Abbreviato Puro”, consistente nell’accettazione delle indagini effettuate dal P.M., senza potervi opporre alcuna contestazione, in cambio di un’agevolazione premiale in termini di sconto di pena.
-   Aver omesso di consigliare il rito abbreviato condizionato all’ammissione delle prove a favore del proprio assistito
-    Aver omesso di concordare con il cliente le affermazioni che questi avrebbe potuto rendere all’esito del processo.
-     Aver omesso di presentare ricorsi ed istanze in favore del proprio assistito gravato da misure cautelari restrittive.
-  Aver omesso di fare copia dell’intero fascicolo del Pubblico Ministero e di averlo sottoposto all’attenzione del proprio assistito per una scelta ponderata e consapevole del rito.
Ebbene, il sig. ****, fidandosi ciecamente del proprio difensore di fiducia, ha accettato inconsapevolmente e senza cognizione di causa di aderire al rito abbreviato, peraltro puro, ovvero non condizionato all’ammissione di alcuna prova determinante.
L’evento del reato di patrocinio infedele va identificato con il nocumento arrecato al patrocinato senza che, peraltro, sul piano soggettivo, assuma rilievo la volontà specifica di nuocere alla parte. (Cass. Sez. VI n. 189794/1992 in commentario breve al Codice Penale, Crespi-Stella-Zuccalà, Edizione Cedam).
Il delitto è punito sotto il profilo soggettivo, a titolo di dolo generico, non essendo richiesto, per la sua configurabilità, che l’imputato si proponga un fine particolare, ma essendo sufficiente la coscienza e volontà di compiere un’azione o un’omissione contraria ai propri doveri professionali (Cass. Sez. VI n. 133119/1976 in commentario breve al Codice Penale, Crespi-Stella-Zuccalà, Edizione Cedam).
Il delitto di cui all’art. 380 comma 1 c.p. è un reato che richiede per il suo perfezionamento, in primo luogo, una condotta del patrocinatore irrispettosa dei doveri professionali stabiliti per fini di giustizia a tutela della parte assistita ed, in secondo luogo, un evento che implichi un nocumento agli interessi dei quest’ultimo, inteso questo non necessariamente in senso civilistico di danno patrimoniale, ma anche nel senso di mancato conseguimento dei beni giuridici o dei benefici di ordine anche solo morale, che alla stessa parte sarebbero potuti derivare dal corretto e leale esercizio del patrocinio legale. D’altro canto la condotta illecita può consistere anche nell’occultamento di notizie o nella comunicazione di notizie false o fuorvianti nel corso del processo; a sua volta l’evento può essere rappresentato anche dal mancato conseguimento di vantaggi formanti oggetto di decisione assunte dal Giudice nelle fasi intermedie o incidentali di una procedura  (Cass. Sez. VI n. 204509/1995 in commentario breve al Codice Penale, Crespi-Stella-Zuccalà, Edizione Cedam).
La configurabilità del reato di patrocinio infedele presuppone, quale elemento necessario ed imprescindibile, in quanto costitutivo della fattispecie incriminatrice, la pendenza di un procedimento nell'ambito del quale trova realizzazione la violazione degli obblighi assunti con il mandato, mentre non è richiesto che la condotta si estrinsechi in atti o comportamenti processuali. Ferma restando, dunque, la natura di reato a forma libera del delitto previsto dall'art. 380 c.p., che, pertanto, può sostanziarsi anche in condotte infedeli non strettamente di natura endoprocessuale, è tuttavia necessaria la pendenza di un processo, nell'ambito del quale deve realizzarsi la violazione, da parte del professionista, degli obblighi di mandato.
Il significato della condizione indefettibile “della pendenza di un procedimento” per potersi parlare di patrocinio infedele, presupporrebbe che il Legislatore si sia posto il quesito di quali garanzie apprestare in corso di causa per tutelare il “diritto di difesa” costituzionalmente garantito.
Ebbene, nel caso di specie, l’appellante invoca la soluzione della rimessione in termini sotto il profilo del c.d. “vizio del consenso”, poiché la scelta del rito da parte dello stesso non è il frutto di una scelta consapevole e ponderata.
Sul punto, sulla scorta di quanto affermato dalla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo), nella vertenza 18/10/2006, Hermi contro Italia, che la “domanda di accesso al giudizio abbreviato rappresenta, infatti, l'espressione di una scelta consapevole e ponderata caratterizzata dalla volontaria accettazione della riduzione delle garanzie conseguente all'adesione al rito speciale in cambio di una consistente riduzione della pena in caso di condanna”
Del resto, già in precedenza, la Cassazione aveva rilevato tale circostanza constatando che, con la richiesta di giudizio abbreviato, “l'imputato non soltanto rinuncia ad avvalersi delle regole ordinarie in cambio di un trattamento sanzionatorio più favorevole attraverso l'applicazione della diminuente di un terzo, ma accetta che rientrino nel novero delle risultanze probatorie utilizzabili tutte le emergenze acquisite anteriormente alla sua istanza e legittimamente confluite nel fascicolo del p.m., comprese le dichiarazioni da lui rese in assenza del difensore” [Cass. pen., sez. I, 14/04/99, n. 63021].
Alla luce di tale compromissione delle guarentigie difensive, il Supremo Consesso, anche sulla scorta della nota sentenza “Scoppola”, ha osservato che la rinuncia al rito ordinario (scaturente dalla scelta di adire il rito abbreviato), affinchè possa considerarsi valida e legittima, deve essere “spontanea ed inequivoca” [CEDU, Scoppola contro Italia, 17.9.2009]
La specialità del rito abbreviato consiste nel fatto che “l'imputato, esaminato l'intero fascicolo del p.m., ritenga conveniente per lui essere giudicato sulla base degli atti ivi contenuti” [Corte di Appello Brescia, 13/03/00, fonti: Arch. nuova proc. pen. 2000, 432]  mentre il giudice, dal canto suo, “deve accogliere la richiesta limitandosi a verificare la sussistenza dei requisiti formali” [Claudia Grilli, “Illegittima o abnorme la revoca del giudizio abbreviato allo stato degli atti?”, Cass. pen., 2006, 7-8, 2503].
Quindi, una volta appurato che detta scelta deve essere il frutto di una valutazione personale dell’imputato, si tratta di stabilire se, come suesposto, una decisione di questo tipo sia revocabile qualora sia stata erroneamente adottata dall’imputato.
A favore di tale soluzione interpretativa, soccorre la giurisprudenza comunitaria che, come suesposto, ha ammesso come sia possibile rinunciare al rito ordinario nella misura in cui detta scelta sia consapevole [Cfr. Hany contro Italia, 6 novembre 2006 (n. 17543/05); Poitrimol c. Francia, 23 novembre 1993 (n. 14032/88)].
L’art. 6, co. III, lett. a), CEDU, peraltro, sancisce il diritto dell’accusato di essere informato del contenuto dell’accusa elevata contro di lui in una lingua a lui comprensibile così come, di analogo tenore, è quella “contenuta nell'art. 14, terzo comma, lettera a), del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, patto che è stato firmato il 19 dicembre 1966 a New York ed è stato reso esecutivo in Italia con la legge 25 ottobre 1977, n.88” [Cfr. Hany c. Italia, 6 novembre 2006 (n. 17543/05); Poitrimol c. Francia, 23 novembre 1993 (n. 14032/88)].
Al pari dell’incomprensione della lingua italiana (da parte dello straniero) deve porsi l’incomprensione del significato delle parole italiane trasfuse nelle leggi penali dello Stato.
Anche il cittadino italiano può non essere in grado di comprendere il significato delle parole come “rito abbreviato”.
Tra l’altro, anche il Giudice delle leggi, ha evidenziato che, una opzione di siffatto tipo, può avvenire solo nella misura in cui “l’imputato abbia ben chiari i termini dell’accusa mossa nei suoi confronti” posto che la “scelta di valersi del giudizio abbreviato è certamente una delle più delicate, fra quelle tramite le quali si esplicano le facoltà defensionali”. [ Corte Cost., sentenza n. 237/12]
Ed allora, se, come sostenuto dalla Corte Costituzionale, il consenso dell’imputato, a cui fa riferimento l’art. 111, co. V, Cost., riguarda solo il “materiale di indagine proveniente dal pubblico ministero” [Corte Cost., sentenza n. 62/07], è evidente che la mancata comprensione degli atti o meglio, la errata conoscenza degli stessi, indubbiamente può rappresentare, nella fattispecie in esame, un errore integrante una ipotesi di forza maggiore tale, di per sé, per poter legittimare la restituzione in termini.
In effetti, come puntualmente rilevato in dottrina, “nel nuovo sistema processuale tutte le volte in cui la conoscenza di un provvedimento manchi o sia viziata - sempre che ciò non sia addebitabile a colpa dell'interessato - è riconosciuto al destinatario del provvedimento medesimo il diritto di chiedere la restituzione del termine stabilito a pena di decadenza; ciò comporta, data la rilevanza che il codice attribuisce alla effettività della conoscenza quale sinonimo di effettività di difesa, l'obbligo per il giudice di pronunciarsi nel merito” [Cass. pen., 1996, 2, 613].

Alla luce di quanto suesposto, si invoca la rimessione in termini in favore dell’appellante ****, il quale ora sceglierebbe consapevolmente di affidarsi al rito ordinario/dibattimentale per contrastare le indagini svolte dal P.M..

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Avv. Matteo Francavilla - Diritto Penale - Delega di funzioni nelle attività commerciali

Tizio, Caio e Sempronia si rivolgono al sottoscritto, sottoponendo la seguente questione giuridica:
Tizio Caio e Sempronia sono titolari di un bar tavola calda e fredda. Durante un controllo dell'Asl sono state individuate delle irregolarità nella conservazione degli alimenti. Per questo motivo entrambi avevano ricevuto notifica di un decreto penale di condanna per € 5.000 cadauno, poichè amministratori della società. I clienti mi hanno chiesto di intervenire per evitare di far pagare a ciascuno di essi la medesima somma. 
Mi sono fatto consegnare tutti i documenti societari per poterli studiare e trovare loro la migliore soluzione al problema. All'esito ho depositato per gli stessi atto di opposizione al decreto penale di condanna con richiesta di proscioglimento di Caio e Sempronia per i seguenti motivi.
Ai sensi dell’art.2, comma 1, lett. b) del T.U. Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), il “datore di lavoro” è definito come ”il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione della stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”.
Nel corso dell’ultimo ventennio dottrina e giurisprudenza hanno affrontato l’annoso problema della responsabilità penale del datore di lavoro e se la medesima possa essere legittimamente trasferita con la c.d. “delega di funzioni”, permettendo di spogliarsene definitivamente.
La risposta al quesito trova suffragio nell’art. 16 del T.U. Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), ove sono prescritti i seguenti requisiti per la delega : 1) Deve risultare da prova scritta avente data certa; 2) Deve essere accettata per iscritto dal delegato; 3) Deve ricevere adeguata e tempestiva pubblicità.
1) In merito al primo elemento del primo requisito – la prova scritta - superato l’orientamento giurisprudenziale (Cass. Pen. 13 dicembre 1995, n. 12360) ante T.U. Sicurezza, secondo il quale sarebbe stato possibile dimostrare la delega a mezzo testimoni o per fatti concludenti, l’art. 16 T.U. Sicurezza prevede che debba essere rispettata necessariamente la forma scritta, senza peraltro specificare se sia richiesta “ad probationem” o “ad substantiam”.
Nel caso in esame, la prescrizione della forma viene soddisfatta dall’atto di trasformazione della società da sas a snc, ove si afferma espressamente sub art.5) che il sig. Tizio sia il responsabile della sicurezza, dell’igiene e del personale dipendente.
Nel citato T.U. Sicurezza non si fa – invece – riferimento ad alcun valido strumento in relazione alla “certezza della data”.
Tuttavia circa le varie modalità che sono state ritenute idonee a conferire “data certa” all’atto di delega vi sono: la formazione di un atto pubblico, di una scrittura privata autenticata da un notaio o da altro pubblico ufficiale, nonché  ricorso alla c.d. “autoprestazione”, ossia l’apposizione del timbro postale sull’atto di conferimento della delega.
2) Quanto al requisito dell’accettazione scritta da parte del delegato, non sussistono particolari problemi caso di specie.
Infatti il  mandatario Tizio, con la firma al momento dell’atto di trasformazione, ha contestualmente ratificato ed accettato il contenuto del medesimo e – dunque – anche la delega ivi riportata.
3) L’ultimo requisito stabilito dall’art. 16 T.U. Sicurezza si riferisce alla “adeguata e tempestiva pubblicità”.
Nella fattispecie la delega viene descritta nel contesto di un atto pubblico, quello di trasformazione societaria, rogato da notaio e successivamente portato alla trascrizione nel Registro delle Imprese.
Il Tribunale di Milano accolse l'opposizione e prosciolse Sempronia e Caio dall'imputazione, rilevando quanto segue.
La documentazione prodotta dalla difesa dimostra che sin dall'8.6.2010 gli altri soci avevano conferito piena delega al fratello Tizio anche in materia di igiene degli alimenti, espressamente indicandolo "quale unico responsabile" per gli obblighi di legge nell'atto rogato dal notaio Bianchi di Locri, trascritto nel registro delle imprese come da visura storica allegata alla memoria difensiva.
Tizio, d'altronde, era il più anziano fra i tre fratelli e quello direttamente preposto alla gestione della cucina del locale, mentre gli altri due si occupavano del contiguo settore bar/paninoteca; anche al momento dell'accesso della Polizia Locale, infatti, proprio Tizio presenziò al controllo, sottoscrivendo i relativi verbali e ricevendo la contestazione delle prescrizioni impartite in via amministrativa, segno evidente che egli si trovava effettivamente all'interno del locale e della cucina in concreto si occupava.
Orbene, è noto che "in tema di disciplina igienica dei prodotti destinati all'alimentazione, in presenza di una valida delega, grava sul preposto all'attività di ristorazione il compito di rispettare le prescrizioni dettate dalla L. 30 aprile 1962, n.283. A tale fine, la delega può anche essere conferita oralmente dal titolare dell'impresa, non essendo richiesta per la sua validità la forma scritta ab substantiam nè ad probationem, posto che l'efficacia devolutiva dell'atto di delega è subordinata all'esistenza di un atto traslativo delle funzioni delegate connotato unicamente dal requisito della certezza che prescinde dalla forma impiegata, salvo che per il settore pubblico in cui invece è richiesto l'atto scritto di delega" (Cass. sez. III s.6.2007, imp. Cavallo).
Nel caso che ci occupa, dunque, la documentazione prodotta appare sufficiente a dimostrare l'esistenza di una totale delega gestoria a Tizio, idonea a sollevare gli altri soci dagli obblighi inerenti la disciplina degli alimenti.
In virtù di ciò, dunque, la richiesta del PM relativamente agli imputati Caio e Sempronia non può dunque trovare accoglimento, non risultando che costoro abbiano commesso il fatto e per tale ragione gli imputati devono essere immediatamente prosciolti ai sensi dell'art. 129 c.p.p.

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Avv. Matteo Francavilla - Diritto Civile - Pignoramento auto e trascrizione al PRA

Pignoramento mobiliare e trascrizione al PRA

Tizio mi contatta e mi sottopone il seguente quesito:
In data 20.10.2015 Tizio – in qualità di legale rappresentante di una società in nome collettivo - ha ricevuto una raccomandata da uno studio legale che minacciava di adire l’autorità giudiziaria penale per il reato ex art. 388 bis c.p. per violazione dei doveri inerenti la custodia dell’autovettura Mercedes sottoposta a pignoramento, quest’ultimo notificato alla società di Tizio in data 15.9.2015. Da una successiva visura al PRA risultava che l’auto era stata venduta il 21.9.2015.
Tizio mi riferisce che l’autovettura in oggetto invece era stata alienata a terzi il 31.7.2015.

Parere:
Dalla disamina dei documenti ricevuti si evince come l’atto di vendita riporti la data del 31.07.2015, mentre solo il 21.9.2015 detto atto veniva trascritto al PRA a cura dell’acquirente.

L’Art. 94 comma 1 del Nuovo Codice della Strada ex D.lgs. 30.04.1992 n. 285, (riportante il titolo “Formalità per il trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi e per il trasferimento di residenza dell’intestatario”), stabilisce che: “1. In caso di trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi o nel caso di costituzione dell’usufrutto o di stipulazione di locazione con facoltà di acquisto, il competente ufficio del PRA, su richiesta avanzata dall’acquirente entro sessanta (60) giorni dalla data in cui la trascrizione dell’atto è stata autenticata o giudizialmente accertata, provvede alla trascrizione del trasferimento o degli altri mutamenti indicati, nonché all’emissione e al rilascio del nuovo certificato di proprietà”.

Nella vendita della Mercedes il nuovo acquirente (tale sig. Sempronio) ha rispettato il termine stabilito dalla legge, richiedendo la trascrizione entro 60 giorni. Infatti, tra il 31.07.2015 e il 21.09.2015 intercorrono solamente 52 giorni.

Secondo costante giurisprudenza della Corte di Cassazione: “La trascrizione della vendita al P.R.A. non ha effetto costitutivo, non incide sulla validità nè è requisito di efficacia del contratto, il cui l’effetto traslativo della proprietà si verifica a seguito del mero consenso delle parti, ma è preordinata al solo fine di regolare i conflitti tra pretese contrastanti sullo stesso veicolo da parte di coloro che abbiano causa dal medesimo autore. Fuori di tale ipotesi, le risultanze del pubblico registro automobilistico hanno il valore di presunzione semplice, che può essere vinta con ogni mezzo di prova. In altri termini, la trascrizione al P.R.A. assume la valenza di mera pubblicità

notizia, tanto da consentire – ed è questo l’esame che la Cassazione chiede di svolgere nuovamente alla Corte di appello – di verificare se la proprietà di un bene possa essere attribuita ad un soggetto diverso da quello risultante formalmente come proprietario.”(Cass. 22605/1999; conforme Cass. civ. Sez. III, 26-10-2009, n. 22605; conforme Cass. Civ. Sez. III 30.03.2015 n. 6404).

Alcuna responsabilità è ravvisabile nella condotta di Tizio sotto il profilo prettamente civilistico.

Quanto alla minaccia di denuncia per il reato ex art. 388 bis cod. pen. (Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento o a sequestro giudiziario o conservativo) lo stesso presuppone che si verifichi l’elemento oggettivo, ovvero la custodia del bene per effetto dell’atto giudiziario.

Al momento della notifica 15.09.2015 del pignoramento mobiliare dell’autovettura Mercedes, quest’ultima non era più nella disponibilità di Tizio, poiché traslata con atto di vendita 31.07.2015 al sig. Sempronio e trascritto al PRA il 21.9.2015.

Allo stato, Tizio risulta esente da qualsivoglia forma di responsabilità – sia civile che penale – per la vendita dell’autovettura Mercedes.
                                                                                            
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Avv. Matteo Francavilla - Diritto delle Assicurazioni - Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada

Focus n.2 Ipotesi ex art. 283 comma 1 lett. a) Codice Assicurazioni Private

Veicolo o natante non identificato

Negli ultimi anni il fenomeno “pirata della strada” si è intensificato moltissimo. Allo stesso modo sono aumentati i ricorsi al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada per l'ipotesi ex art. 283 comma 1 lettera a) D.Lgs. 209/2005 (Codice delle Assicurazioni Private).

Il Fondo opera solo per i danni alla persona. In caso di lesioni gravi, copre anche i danni materiali con franchigia di € 500,00.

Per ottenere il risarcimento del danno occorre provare il “Fatto Storico”. Ovvero l'incidente.

Esistono pochi modi per dimostrare il fatto storico. Ma bisogna conoscerli già prima dell'eventuale incidente con un veicolo non identificato.

Denuncia alle Autorità.
La prima cosa da fare è chiamare i numeri di emergenza (112-113) e chiedere intervento sul luogo dell'incidente, unitamente ad un ambulanza. Descrivere al telefono come si sono svolti i fatti e una descrizione del veicolo (marca, colore e direzione) che si sarebbe allontanato senza prestare assistenza e soccorso, nonché senza lasciare i propri dati identificativi.

Provare l'evento non è semplice.

Ricerca testimoni

Occorre trovare persone che abbiano visto il fatto, seppur non siano riuscite a rilevare la targa dell'auto pirata.
Il testimone nella dichiarazione scritta che rilascerà all'incidentato o alle pubbliche Autorità dovrà con estrema dovizia di particolari descrivere:1) dove si trovava; 2) cosa ha effettivamente visto; 3) cosa ha udito; 4) Descrivere l'auto investitrice; 5) Perchè non è riuscito a rilevare la targa del veicolo investitore.

Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada richiede che la prova del fatto storico sia rigorosa.

Per qualsiasi chiarimento, lasciate pure un commento.



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Avv. Matteo Francavilla - Diritto delle Assicurazioni - Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada

Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada (di seguito F.G.V.S.) è stato istituito con legge n. 990 del 1969 (abrogata con l'entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni Private, di seguito CAP), operativo dal 12 giugno 1971, amministrato, sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, dalla Consap con l'assistenza di un apposito Comitato, presieduto dal Presidente della Società, o in sua vece, dall'Amministratore Delegato, composto da rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell'Economia e delle Finanze, di Consap, dell'Ivass, delle imprese di assicurazione e dei consumatori.
Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada è alimentato attraverso un prelievo percentuale sui premi incassati per le polizze RC Auto.
Mi propongo in questo Focus sul F.G.V.S. di esporre quali sono le casistiche più comuni.
L’Art. 283 D.Lgs. 209/2005 (CAP) stabilisce al primo comma le modalità di intervento del F.G.V.S. nel risarcimento danni da incidente stradale.
1. Il Fondo di garanzia per le vittime della strada, costituito presso la CONSAP, risarcisce i danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, nei casi in cui:
a) il sinistro sia stato cagionato da veicolo o natante non identificato;
b) il veicolo o natante non risulti coperto da assicurazione;
c) il veicolo o natante risulti assicurato presso una impresa operante nel territorio della Repubblica, in regime di stabilimento o di libertà di prestazione di servizi, e che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta o vi venga posta successivamente;
d) il veicolo sia posto in circolazione contro la volontà del proprietario, dell'usufruttuario, dell'acquirente con patto di riservato dominio o del locatario in caso di locazione finanziaria;
d-bis) il veicolo sia stato spedito nel territorio della Repubblica italiana da uno Stato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera bbb), e nel periodo indicato all'articolo 1, comma 1, lettera fff), numero 4-bis), lo stesso risulti coinvolto in un sinistro e sia privo di assicurazione;
d-ter) il sinistro sia cagionato da un veicolo estero con targa non corrispondente o non più corrispondente allo stesso veicolo.


Nel prossimo focus n.2 analizzerò ciascun caso dalla lettera a alla lettera d.



Avv. Matteo Francavilla
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Avv. Matteo Francavilla - Infortunistica Stradale - Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada


Tizio riceve notifica di un atto di citazione a giudizio avanti il  Giudice di Pace per un incidente stradale che avrebbe provocato con il proprio motociclo e per i danni asseritamente subiti dall’auto di Caio in conseguenza dell’urto.
Tizio, però, qualche giorno prima del presunto incidente aveva denunciato alla polizia e alla propria assicurazione il furto del motociclo, precisando, non avendo alcuna polizza contro il furto, di aver lasciato per dimenticanza le chiavi di accensione nell’apposito cilindretto.
Poco tempo dopo l’atto di citazione, Tizio riceve la notifica di una comparsa di risposta con un verbale scritto a mano dal Giudice di Pace. Comparsa del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada che chiedeva e riceveva autorizzazione alla notifica ai fini dell’esercizio dell’azione di regresso ex art. 292 D.Lgs. 209/2005.
A questo punto, preoccupato di dover pagare qualcosa, si è rivolto a me per un parere sul da farsi.
Il Fondo di Garanzia eccepiva preliminarmente la carenza di legittimazione passiva sul presupposto che l’ipotesi D) ex art. 283 comma 1 lett. d) disciplinasse solo la fattispecie di sottrazione contro la volontà del proprietario, quindi prohibente domino.
Il Fondo, inoltre, poneva attenzione sulla differenza tra furto invito domino e furto proibente domino.
La prima locuzione “invito domino” indica la tipica sottrazione del veicolo da chi ne aveva la disponibilità perché in possesso delle chiavi di accensione. Come nel caso in esame.
L’espressione invece “prohibente domino” rappresenta la volontà del proprietario di un veicolo di impedire a chiunque la sua utilizzazione attraverso l’uso di sistemi di sicurezza come il blocco sterzo o l’allarme perimetrale.
La ricerca giurisprudenziale avanzata con tre motori di ricerca e consultazioni di due/tre banche dati giuridiche non sortiva alcun esito, risultando pertanto la presenza di un vuoto giurisprudenziale.
La lettura della norma, in ogni caso, non lascia spazio a diverse interpretazioni poiché parla espressamente di “d) il veicolo sia posto in circolazione contro la volontà del proprietario, dell’usufruttuario, dell’acquirente con patto di riservato dominio o del locatario in caso di locazione finanziaria”.
A questo punto, stante il dettato della norma contrario, nonchè il vuoto giurisprudenziale, ho comunicato al cliente che sarebbe stato chiamato successivamente a manlevare l’assicurazione …. , ovvero il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, di quanto anticipato e pagato all’attore a titolo di risarcimento danni, oltre spese legali.

Avv. Matteo Francavilla
Piazzale Ferdinando Martini 1 - 20137 - Milano
cell. +39.328.1031229
mfrancavilla75@gmail.com

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